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Tutti i popoli che si sono trovati in zone dove l'olivo prospera, hanno attribuito a questa pianta le qualità più preziose e l'hanno usata come un simbolo di pace. La considerazione in cui è tenuto l'olivo è giustificata: questa pianta ci offre uno dei prodotti più saporiti e nutrienti della nostra tavola: l'olio.
Inoltre l'olivo può vivere anche di poco, cresce persino sulla roccia quasi nuda; l'unica condizione indispensabile per la sua vita è che il clima non sia mai eccessivamente freddo. La patria di origine dell'olivo è l'Asia Minore in Grecia, da cui si diffuse in Occidente. L'olivo è una pianta tipicamente mediterranea; cresce infatti in tutta o quasi tutta la larga fascia litoranea che fiancheggia questo mare.



COLTIVAZIONE:
Il terreno destinato all’impianto degli Olivi deve essere opportunamente sistemato allo scopo di evitare ristagni d’acqua sfavorevoli al buon sviluppo di queste piante.
Lo scasso è il lavoro di preparazione del terreno destinato ad accogliere l’impianto.
Nei terreni compatti si preferisce lo scasso parziale a fosse (al minimo di m 1,20 x 1,20); in quelli profondi, o sciolti, o rocciosi lo scasso a buche (m 1,20-2 x 0,80-1,50 di profondità).
Le distanze tra le piante variano da m 5 a m 16 negli oliveti specializzati; in quelli promiscui esse aumentano a m 10-20 e anche più. Qualora s’impianti a rettangolo, le distanze fra i filari sono, sempre nelle colture promiscue, di m 9-30, quelle sul filare di m 3-12. La posa a dimora degli oliveti avviene verso la primavera ove il clima è relativamente freddo e i terreni tendono al compatto, d’autunno nei climi piuttosto caldi, asciutti e nei terreni tendenzialmente sciolti. La profondità a cui porre i giovani individui deve essere la stessa a cui essi si trovano nel piantonaio. Nell’oliveto specializzato si esegue una prima aratura tanto più presto quanto più il terreno è argilloso; nei terreni forti l’utilità di fare questa lavorazione all’inizio dell’inverno, ossia subito dopo il raccolto, dipende dal fatto che si può lasciare così il terreno disposto all’azione dei geli e dei disgeli. Qualora il terreno non sia forte, questo primo lavoro potrà essere fatto anche alla fine dell’inverno ed essere seguito, come nel primo caso, da un altro, prima dell’antesi, e ancora da altri due durante l’estate.
Lavori che pure ricorrono nell’oliveto sono la rincalzatura del ciocco e la sconcatura (o spancatura, o scalzatura). Il primo, proprio di località relativamente fredde, si fa verso la fine dell’autunno addossando al pedale una certa quantità di terra allo scopo di proteggere le grosse radici dal freddo invernale. La sconcatura si fa invece negli ambienti a clima più mite e a scarse precipitazioni : essa consiste nello scavare, intorno alla pianta, una conca profonda una quindicina di centimetri, grande come la chioma, e nel formare, con la terra ottenuta, un piccolo argine tutto intorno. L’operazione allo scopo di favorire la raccolta e la penetrazione delle acque piovane invernali.
LA CONCIMAZIONE
E’ opportuno considerare distintamente la concimazione d’impianto ( o fondamentale) da quella di mantenimento (od ordinaria). La prima si effettua al momento dell’impianto dell’oliveto: necessitano 25-40 o più di Kg di letame, 3 Kg di perfosfato ed 1Kg di solfato potassico per piante; i terreni acidi, poi, l’uso di 10-15 q/ettaro di calce sarà molto utile.
La concimazione di mantenimento deve essere fatta avendo presenti le caratteristiche climatiche ed edafiche, nonché i rapporti che possono intercorrere fra concimazione e ciclo vitale e di fruttificazione della pianta, potatura, entità dei raccolti, sviluppo dell’apparato radicale. Nei terreni acidi e compatti risulterà importante l’uso di correttivi calcici, di ammendanti e di qualunque concime che non sia fisiologicamente acido; nelle zone caldo-aride si presentano bene i concimi organici ed è opportuno andare cauti nell’impegno degli azotati, usando semmai quelli cianamidici e ammoniacali; negli altri casi non vi sono vincoli.
Per quanto riguarda il ciclo vitale ed il ciclo di fruttificazione è opportuno ricordare che i concimi fosfatici favoriscono, accelerandola, la maturazione delle olive, eccitano lo sviluppo radicale e determinano un certo aumento della resistenza ai parassiti; che il potassio è un buon normalizzatore della vegetazione degli oliveti; che l’azoto si presta in genere alle piante in via di sviluppo o deperite, agendo sul loro vigore e favorendone lo sviluppo legnoso e vegetativo in generale. I concimi organici usualmente disponibili in azienda si dimostrano buoni per le olive. Il letame dà indubbiamente degli ottimi risultati; il sovescio è molto applicato e produce buoni effetti, specialmente se realizzato razionalmente. I concimi chimici possono essere usati per l’olivo indipendentemente dalla loro natura. La concimazione mista con concimi organici ed inorganici si mostra assai profittevole. Di norma conviene concimare al termine dell’autunno con quei concimi i cui principi utili possono risultare fissati grazie al potere assorbente del terreno, o con quelli a lenta solubilità per i quali non c’è pericolo di dispersione (come accadrebbe per i concimi fosfatici, potassici e, fra quelli azotati, gli ammoniacali e i cianamidici).
Nelle zone a clima caldo-arido i concimi nitrici vengono distribuiti metà durante l’autunno e metà prima dell’inizio della primavera; nelle zone a clima freddo e relativamente umido poco avanti l’epoca di ripresa vegetativa. Negli oliveti specializzati i concimi si distribuiscono uniformemente su tutta l’area. Nell’oliveto consociato, ancorché la concimazione debba tener conto della necessità sia degli oliveti sia delle piante a essi consociate, ci si regola in pratica in modo tale che, soprattutto se le consociate sono erbacee, la concimazione che si effettua sia quella conveniente per queste ultime, per cui disponibili per l’oliveto rimarranno soltanto i quantitativi di fertilizzanti che le erbacce stesse non avranno utilizzato.



PATOLOGIA VEGETALE
Le malattie parassitarie più frequenti cui l’uliveto va soggetto sono: la rogna o tubercolosi di natura batterica (bacterium savastanoi) determinante la formazione di tumori multipli nei rami; la brusca di origine crittogamica ( stictis panizei, ascomicete) che produce macchie arsicce sul fogliame e defogliazione. Di tutte la più comune e temibile è l’occhio di pavone ( Cicloconium oleaginum ), che induce formazione di caratteristiche macchie fogliari rotonde a sfumature concentriche di vario colore. Comune è pure la carie del tronco o marciume del legno da attacchi di funghi Poliporei.
Danni maggiori arrecano a questa pianta gli insetti, tra cui il più temibile per il raccolto è la mosca olearia.
LA POTATURA
All’olivo si possono fare, per scopi diversi e in momenti differenti della sua esistenza, parecchie operazioni di potatura. Alcune si compiono normalmente e perciò vengono dette ordinarie; altre, invece, assumono carattere di occasionalità o di eccezionalità e, per questo, vengono dette straordinarie. Sono potature ordinarie : quelle di allevamento, di trapianto, di formazione e di produzione; straordinarie quelle di riforma, di trasformazione, di ringiovanimento, di risanamento e di preparazione all’innesto.
- Potatura di allevamento – Con questa operazione, fatta nel vivaio, si mira a conferire alle piante una conveniente imbracatura e una corretta direzione del fusto.
- Potatura di trapianto – E’ operazione eseguita sui piantoni tolti dal piantonaio, allo scopo di facilitarne l’attecchimento; se le piante non sono state trasportate con il loro pane di terra, la prima cosa da fare sarà quella di accorciarne un po’ le radici in modo da rinfrescare il taglio. Per la parte epigea ci si regola diversamente, a seconda che gli Olivi siano già o non siano ancora imbracati : nel primo caso si tagliano via soltanto i rametti rotti e malconci e si abbreviano le ramificazioni sulle branche; nel secondo si cima il fusto sopra i rametti che devono dare le branche.
- Potatura di formazione – E’ operazione ordinaria con cui si tende a fare assumere, agli individui in via di sviluppo, la forma artificiale che si desidera. Le più note forme per l’olivo sono quelle a vaso, a paniera , a cono, a policono, a piramide, a globo, a ombrello. Delle forme predette la più conveniente oggi appare quella vaso.
- Potatura di produzione (o di fruttificazione, o di mantenimento) – E’ operazione possibilmente annuale, che ha per scopo il mantenimento della forma della pianta e l’induzione di abbondante e costante fruttificazione. Le modalità e le manualità con cui questa potatura viene eseguita non possono essere riunite in uno schema unico e fisso, giacché l’olivicoltore si trova , in pratica, di fronte a un problema diverso per ciascun olivo da potare.
- Potatura di riforma (o di ricostituzione) – E’ operazione straordinaria intesa ad attribuire a olivi mai o raramente potati una data forma artificiale.
- Potatura di trasformazione – E’ anche questa operazione straordinaria per eseguire la quale valgono, dal più al meno, i criteri utili per i casi di cui in e) ; differisce solo lo scopo, in quanto qui si mira a cambiare in un’altra la forma di olivi che già ne possedevano una.
- Potatura di ringiovanimento – E’ pratica straordinaria, applicata a olivi adulti in cui le branche (principali o secondarie) o il tronco palesino un netto deperimento. Questa potatura viene fatta con vari gradi di intensità ; nel caso più accentuato essa consiste in una "stroncatura", ossia nell’asportazione del tronco sino al pedale, e successiva utilizzazione di polloni per rinnovare la parte aerea.
- Potatura di risanamento – Ha lo scopo di risanare mediante asportazioni di parti di chioma, tronco o radici, piante di olivo danneggiate da cause climatiche o da attacchi di parassiti vegetali o animali.
- Potatura di preparazione all’innesto – Quest’operazione si pratica per preparare una pianta adulta selvatica a ricevere l’innesto o una adulta gentile a ricevere un sovrinnesto.



LA STORIA
Si ritiene che il centro d’origine dell’Olivo sia da individuare nella regione compresa fra l’acrocoro armeno, il Pamir e il Turkestan, da dove si sarebbe diffuso anche nell’area mediterranea. L’olivicoltura era praticata nell’isola di Creta già durante l’età minoica (3000-1500 a.C. ), in Egitto nel 2000 a.C., in Palestina nel 1000 a.C..
In Grecia, nel territorio cartaginese e in Cirenaica, l’olivicoltura fu introdotta dai Fenici, fra il IX e l’VIII secolo avanti Cristo. Poi, con le correnti fenicia e greca, essa passò in Sicilia e, forse, in Spagna, dove era certamente in auge già nel V secolo a.C.
Nel Lazio, in Sabina, nel Sannio e nel Piceno, nel Veneto e in Liguria giunse fra il VI ed il IV secolo a.C., in Sardegna nella tarda età romana. Successivamente l’olivicoltura penetrò in Gallia.
Al termine dell’era Repubblicana romana essa era diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo.
LE FOGLIE
Le foglie dell’olivo si rinnovano ogni 2-3 anni. Esse sono lanceolate e coriacee, inserite sul ramo in posizione opposta. La loro pagina inferiore, di colore argenteo, è coperta di minutissimi peli che, proteggendola, impediscono così una eccessiva traspirazione.
LA RACCOLTA
La raccolta delle olive viene effettuata da Settembre a Novembre.
Le olive da tavola si raccolgono acerbe, quelle da olio sono tolte dalla pianta al giusto punto di maturazione.
La raccolta delle drupe è una operazione che deve essere fatta con precauzione; le olive sono infatti delicatissime, basta poco perché si ammacchino o marciscano.
Solitamente vengono prese direttamente dai rami, a mano, una per una, oppure si fanno cadere scrollando l’albero; in questo caso si stendono per terra dei teli, in modo che i frutti raccolti non vengano a contatto con la terra.
Oggi vi sono, comunque, altre tecniche per la raccolta delle olive come i pettini.
Il quantitativo di olive che si può ricavare da una pianta in un anno può andare da Kg 5 a Kg 50 e oltre. Vi sono anche piante eccezionali che danno 100 e 150 chilogrammi di frutti.